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Con l'inizio delle scuole vi sarà la verifica ufficiale, ma il sentore è che il 13 settembre molti banchi saranno vuoti. L'estate ha riportato infatti ai paesi d'origine numerose famiglie immigrate, non solo per le consuete vacanze estive ma per restarvi a tempo indeterminato. Sempre più spesso accade infatti che bambini e ragazzi stranieri vengano rispediti al paese d'origine con la mamma.
«Abbiamo attraversato molte crisi, ma questa è davvero dura» sbotta Amed Djetni, segretario dell'Associazione Algerina di Vicenza mentre racconta della tante, tantissime famiglie immigrate che non ce la fanno più a vivere. «È dura per chi lavora, figuriamoci per le famiglie che hanno perso uno stipendio o addirittura entrambi. In moschea arrivano famiglie che chiedono aiuto per il cibo. Ogni settimana raccogliamo viveri tra i fedeli da distribuirsi tra i nuclei più bisognosi. C'è chi non ha soldi per comperare il latte per i bambini, questa è la realtà -sottolinea ancora Amed Djetni. Così nel corso dei mesi molti capofamiglia hanno deciso di rimandare a casa moglie e figli, rimanendo qui da soli a lavorare. Condividendo la casa con altri connazionali abbattono i costi e quel che avanza è spedito al paese».
Una situazione sociale e famigliare davvero critica, che sta ritornando ad essere simile a quella di quindici anni fa, quando in Italia c'erano solo maschi. «Al paese gli affitti costano poco e la vita è meno cara, per questo le famiglie giù riescono a vivere con meno soldi -precisa Amed Dietni. Certo, dopo tanti anni passati in Italia è dura tornare a vivere così, separati dalla famiglia, a migliaia di chilometri di distanza. Molti di noi hanno investito tutto nella speranza di una vita migliore. Molti hanno lasciato la terra e la famiglia d'origine, hanno fatto debiti per partire, hanno rischiato la vita nel viaggio della speranza. Ed ora, che le famiglie erano di nuovo unite e ricongiunte e che molti avevano trovato una stabilità, ecco che il destino ha riportato separazione e miseria».
E se c'è chi deve rientrare forzatamente in Patria, c'è anche chi, pur lavorando, ha dovuto rinunciare alle tradizionali ferie al Paese, come lo stesso Amed Djetni che quest'anno non ha potuto tornare in Algeria: «Purtroppo mancano i soldi per il viaggio. Il lavoro è poco e lo stipendio non basta mai. Mi dispiace solo per i bambini, perché volevano riabbracciare i nonni. Il più grande non l'ha proprio mandata giù questa cosa...».
nr. 31 anno XV del 4 settembre 2010