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C'era da aspettarselo, e chissà quante altre lettere giungeranno agli italiani, dopo la lettera di Veltroni, ospitata dal Corriere della Sera, eccoti la lettera dell'on. Bersani ospitata da La Repubblica. Usano linguaggi diversi, sembrano andare in direzioni diverse, lanciano messaggi che risuonano con accenti diversi, ma in realtà dicono la medesima cosa e propongono la medesima soluzione, la "soluzione finale", di tutti i problemi italiani, magari ci mettono dentro anche quelli europei, cioè la liquidazione (politica si intende o comunque io presumo) del "male assoluto", cioè l'on. Silvio Berlusconi, Presidente del Consiglio dei Ministri. A tirare lo somme l'unica proposta che fanno, l'uno e l'altro è proprio questa. Una più o meno santa alleanza per battere Berlusconi - Bersani la chiama alleanza democratica, ovverossia popolare, una alleanza tra buoni e rispettosi, naturalmente della Costituzione, cittadini contro gli irrispettosi e malvagi. L'onorevole leader del PD non si rivolge, almeno direttamente agli italiani, ma al direttore de La Repubblica e inizia con una autentica "invettiva" contro quella che è per lui la situazione attuale del Paese. E fin qui è tutto normale. Infatti che altro può fare il capo riconosciuto forse, di un grande partito di opposizione? Magari altrove, ma qui da noi fa fatica a riconoscere gli eventuali meriti dell'avversario, pardo, del nemico. Ma dall'invettiva passa poi alla proposta e scrive: «Si dovrà uscire, lo ribadisco, da una fase politica e culturale e non solo da un governo, verso una repubblica in cui alternanza e bipolarismo assumano la forma di una vera fisiologia democratica». E fin qui dice esattamente quello che ha detto Veltroni. E prosegue: «Ecco allora la proposta di un percorso comune delle forze di centrosinistra interessate ad una piattaforma fatta di lavoro, di civismo, di equità, di innovazione e disponibili ad impegnarsi ad una progressiva semplificazione politica e organizzativa che rafforzi il grande campo del centrosinistra».
Ma qui dove trova il suo spazio l'on. Gianfranco Fini? Eppure lo stesso Bersani, poche righe sopra queste scrive: «Una proposta che potrebbe coinvolgere anche forze contrarie al berlusconismo che in un contesto politico normale (come già avviene in Europa) avrebbero un'altra collocazione; una proposta che dovrebbe rivolgersi ad energie esterne ai partiti interessate ad una svolta democratica, civica e morale». E qui lo spazio per l'accoglienza dell'apporto finiano c'è. Assolutamente e totalmente strumentale, ma c'è e quindi c'è anche la grande contraddizione che conferma la realtà di fondo. Non programmi, non idee, non prospettive solo un puro distillato di anti-berlusconismo.
Veltroni recuperava lo spirito del Lingotto, Bersani, con il plauso di Prodi, tenta il recupero dell'Ulivo. Sempre Repubblica, fa conoscere il pensiero prodiano e scrive: «... Persino le possibili aperture di Bersani a Casini, Fini e Montezemolo. Gli ultimi due li conosce come pochi, ne sa le astuzie tattiche e strategiche... Con il PD al centro del confronto. Ha apprezzato le mosse dell'ex segretario di AN, ma lo dipingeva come "un generale con attorno sergenti e non si sa se davvero ci sono delle truppe"». Di questo passo, uno dietro l'altro all'indietro, magari un domani qualcuno tenterà il rilancio dall'antica ochettiana macchina di guerra.