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Nell'ultimo numero di questo giornale, alla voce "opinioni", compaiono gli scritti di tre miei amici, nessuno dei quali (pur con diverse accentuazioni) orientato a sinistra. I temi trattati sono riconducibili alla Costituzione italiana e alla nuvola nera che la mette in ombra e cioè Berlusconi. Col che, mi sono presentato ed è bene che sia così. Sì, sono tra quelli che ritengono Berlusconi un grave pericolo per la democrazia italiana, pericolo che andrebbe tolto di mezzo. Il fatto che il "popolo" lo abbia votato è irrilevante: non sono tra quelli che pensano che la maggioranza ha sempre ragione, di destra o sinistra che sia. Pericolo è e pericolo rimane: andatevi a leggere il programma della P2 di Licio Gelli (è, chiaro, su Internet) e poi fate i confronti. Non è tutto sbagliato, ma si sta realizzando la sua parte peggiore.
Vado in crescendo, fra quanti glorificano la Costituzione, per poi concludere che non va bene.
Mario Giulianati afferma che la sinistra non fa "proposta che non sia slogan e demagogia". Non saprei. Usare però simile argomento a favore di Berlusconi fa o ridere o piangere. Tertium non datur. Berlusconi ha innalzato l'arte dello slogan e della demagogia a vertici difficilmente superabili. Ma non si sa mai: il fondo del pozzo non esiste.
Maurizio Dal Lago vuole distinguere con l'accetta tra uomo politico e uomo delle istituzioni. Giusto. Purtroppo, una persona non cambia testa solo perché viene eletto presidente di qualcosa. Non si deve pretendere un trapianto di cervello, ma solo un corretto comportamento. La domanda giusta è: Fini si è comportato male, come presidente della Camera? A me non pare; né mi sembra abbia "piegato la terza carica dello Stato ad interessi personali". Caso mai, interessi politici, nel senso di beneficiare di una visibilità che altrimenti forse non avrebbe. A Berlusconi sì, si può - si deve - fare quella critica. C'è qualcuno (serio, per favore!) in Italia che pensa che non abbia esagerato con il conflitto d'interessi? L'obiezione "ma anche altri..." non regge. Pensiamo davvero che, come ha fatto Saramago, non lo si possa chiamare "delinquente" solo perché nessun giudizio che lo riguarda è arrivato alla fine, visto che le leggi applicate nei suoi confronti se le è fatte lui?
Veniamo al mio amico e quasi omonimo Italo Francesco Baldo. Tra le stimolanti e-mail che ci scambiamo, la Costituzione compare spesso.
Io non sono un giurista e posso non capire. Però, da piccolo, mi hanno insegnato che finché una legge è tale, va rispettata. Soprattutto se è considerata ottima (nella sua parte più importante) e contiene le disposizioni per il proprio cambiamento.
Italo Francesco imputa alla sinistra di pensare: «Le classi dirigenti, decidono loro come governare, al popolo sovrano spetta solo il votare i propri rappresentanti, la gestione la facciamo noi». Non lo pensa la sinistra: è esattamente quello che prevede la Costituzione. Essa - che ha voluto un sistema parlamentare - prevede il mandato, senza vincolo, per deputati e senatori. Berlusconi non riconosce questo mandato, per riconoscerlo solo a se stesso, "unto" dal popolo.
"Il popolo lo vuole" non esiste nella nostra Costituzione, se non per le elezioni ed i referendum. Non ci piace? Cambiamola. Ma con le procedure previste, non prima.
Infine, Italo si avventura in sottili distinzioni tra conciliazione e compromesso. Lo so bravo in questa dialettica, ma il dizionario Garzanti "dei Sinonimi e dei Contrari" li mette tra i primi (pag. 154). In politica, "compromesso" è il termine spregiativo che "il popolo" usa per indicare la conciliazione, avendo della politica un'idea spregiativa. Forse ha ragione, forse no. Forse ha ragione per "questa" politica; certo ha torto per "la politica". I padri costituenti erano tutti bravi e buoni, poco attenti agli interessi di parte e quindi facevano conciliazioni? Come mai, subito dopo, hanno cominciato con i compromessi? Fino a quando? Finché non è comparso l'uomo tutto d'un pezzo: Berlusconi? Lui "non cedette a possibili inciuci"? Ma chi glieli ha mai proposti!
Per chiudere il cerchio e ritornare all'inizio: Berlusconi è una pericolosa anomalia (della società, prima che della politica) italiana. È una pietra d'inciampo. Va spostata. Poi il cammino potrà riprendere: tra tanti, possibili, positivi compromessi.
nr. 31 anno XV del 4 settembre 2010