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Sono in molti a sostenere che la prossima primavera si andrà a votare per le elezioni politiche, l'indizio sarebbe dato dall'attivismo del presidente Silvio Berlusconi, e per presidente si intende il "capo" del Milan. L'arrivo in rossonero di Ibhraimovic e Rubinho accreditano il Milan come squadra favorita per la conquista dello scudetto, che guarda caso si aggiudica a fine primavera, il cavaliere così si è riaccreditato davanti popolo rossonero, che non potrà che essere dalla sua parte... anche nell'urna. Tutto questo può essere fantapolitica o fantacalcio, ma un briciolo di verità la porta con sé, troppo calcolatore l'inventore del PdL. Se Berlusconi e il Milan sono stati i principi del mercato calcistico, Variati e il Comune di Vicenza giocano per la corona di reucci del mercato politico. L'astuto Achille, già protagonista ai tempi del suo primo mandato da primo cittadino del laboratorio centrosinistra, ha lavorato diverse settimane per plasmare una maggioranza "extralarge", che sembra essere premessa per una sua ricandidatura per palazzo Trissino. L'abilità da moderno Richelieu di Variati, con il supporto decisivo del fido e fidato Jacopo Bulgarini d'Elci, si è espressa su due fronti dentro e fuori dal Municipio.
Il sindaco ha coinvolto la sinistra, quella vera, non il PD, nel suo grande progetto politico, distribuendo riconoscimenti in primis in Ipab, dove siedono Gianni Rolando, il più barricadero della sua civica della quale era il capogruppo, e Gianni Cristofari, in questo modo riconoscendo un ruolo nel suo progetto di Città anche a Sinistra e Libertà. Con la stessa logica ha indicato Antonio Casella, come esperto per la rivitalizzazione del centro storico, abbracciando così anche l'area verde più vicina a Ciro Asproso.
Qualche altro movimento nello scacchiere "mancino" lo ha in serbo grazie alle altre nomine che sono in stand by, la più importante è quella che riguarda la Fondazione Cariverona. Dando spazio alla sinistra fuori dal palazzo, ha così potuto orientare al centro la sua maggioranza in Municipio, ecco quindi l'apertura a Massimo Pecori e all'UdC, scelta politica che è una via senza ritorno per il partito vicentino di Casini. Per Variati l'UdC rappresenta una stampella fondamentale nella futura discussione su temi come il testamento biologico, che se lasciati in mano alla sola sinistra sarebbero potuti diventare imbarazzanti per l'ottimo Achille, che vuol rimanere saldamente legato al mondo cattolico-ecclesiale, che tanti voti gli ha riservato ad ogni appuntamento elettorale.
L'operazione allargamento si è spinta fin a Cicero, che nel passaggio del guado da destra a sinistra ha anticipato il suo antico profeta Gianfranco Fini. L'azzardo di Variati ad imbarcare l'uomo delle rotatorie non si giustifica con la sola necessità di poter contare su due voti in più in consiglio, ma anche nella ricerca di dare una ulteriore connotazione civica alla sua coalizione e nel poter contare sulla fantasia amministrativa del capo di Impegno a 360°, ed è ovviamente molto proiettata alle prossime elezioni comunali. C'è chi sostiene che il matrimonio rappresenterà per Cicero la morte politica per "soffocamento", che finirà per essere intruppato come semplice soldatino da preferenze in una futura civica variatea, senza velleità verso scranni più ambiziosi. In tal modo però il sindaco si sarebbe tolto di torno un eventuale scomodo concorrente per il futuro primo turno amministrativo. C'è chi invece sostiene che per l'indomito Claudio sia stata una scelta obbligata, perché se fosse rimasto senza visibilità per i prossimi due anni, Cicero comunque avrebbe rischiato di uscire dalla memoria collettiva e quindi non gli è restato che accettare la conversione al Vangelo II° Achille. Ecco servito il nuovo laboratorio politico firmato Variati, meno lungimirante di quello di 20 anni fa, ma forse più ragionato, più funzionale al territorio. Alla fine se a Berlusconi va il premio per il più stellare mercato calcistico, a Variati va il riconoscimento per la più pragmatica campagna acquisti politica, un allargamento di maggioranza dentro e fuori dal palazzo che, più o meno intenzionalmente, interrompe l'egemonia del PD in città, perché al di là delle sigle e delle formule civiche, fino a ieri Vicenza era l'unica città in Italia, o una delle poche, governata da un monocolore, appunto il partito Democratico.
nr. 31 anno XV del 4 settembre 2010