NR. 44 anno XVI DEL 24 DICEMBRE 2011
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Il segreto del Vicenza? Cambio di mentalità e modulo duttile

Il tecnico Maran “sbandiera” il 4-2-3-1, ma con Abbruscato e Baclet in campo si vede il 4-4-1-1. Ma la squadra biancorossa sa cambiare pelle a partita in corso

di Adalberto Scemma

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Il segreto del Vicenza? Cambio di mentalità e modu

È cambiato il modulo, almeno sulla carta, ma è cambiata soprattutto la mentalità. Il successo di Grosseto, al di là dei dettagli rocamboleschi che hanno caratterizzato la rimonta, ha consegnato all'analisi della critica un Vicenza ridisegnato inizialmente nell'assetto ma in grado al tempo stesso di cambiare pelle come da tempo non era dato di verificare.

Il 4-2-3-1 proposto da Maran è in linea con le esigenze della prima parte della stagione, quanto tutte le squadre sono un cantiere aperto alla ricerca quindi degli equilibri più funzionali. Agli esterni offensivi viene richiesto un contributo energetico massiccio (Gavazzi e Di Matteo ne sanno qualcosa) e tuttavia non è davvero il caso di generalizzare: la squadra sembra in grado infatti di garantire un interscambio di funzioni e di adattarsi quindi a scenari che variano continuamente sotto il profilo tattico. Squadra camaleonte, per intenderci, con interpreti in grado di lasciare il segno soprattutto quando prende forma la manovra offensiva.

Dicevamo di Gavazzi e Di Matteo, sempre pronti a ripiegare in appoggio a centrocampo e difesa e a favorire di conseguenza il cambio di assetto. In realtà il 4-2-3-1 del Vicenza diventa spesso un duttile (ed efficace, stando ai risultati) 4-4-1-1 con Baclet nominalmente a supporto di Abbruscato ma proiettato comunque a fare coppia con il compagno più che ad assumere funzioni di gregariato. Tutto questo per dire che in proiezione il modulo di riferimento del Vicenza potrebbe tornare ai primordi, cioè a un 4-4-2 che rimane in definitiva nelle corde di Rolly Maran. Non è stato di certo casuale il tentativo che la società ha portato avanti in direzione di Madonna, che l'Atalanta avrebbe sicuramente "scongelato" e che è rimasto invece a Bergamo per l'opposizione dell'AlbinoLeffe. Con Madonna in organico il Vicenza sarebbe stato impostato sin dall'inizio, viene da pensare, utilizzando il modulo più classico, con il centrocampo a quattro e la presenza di due punte di ruolo.

In realtà la trasformazione sembra destinata a procedere per gradi anche per fare assorbire alla squadra l'addio ad Alessandro Sgrigna la cui presenza ha condizionato a lungo proprio l'assetto tattico al punto da fare ritenere il Vicenza, sotto vari profili, "sgrignadipendente". E a proposito di Sgrigna, va evidenziato ciò che sta accadendo al Torino, dove il fantasista stenta a decollare a causa di un modulo che certo non lo privilegia. Basti ricordare che alle spalle di Bianchi giocano accanto a Sgrigna un trequartista come Gasbarroni al quale non si può certo chiedere un contributo podistico e una seconda punta come Iunco sempre poco disposto ad accettare la disciplina tattica e capace peraltro di risolvere spesso le partite con una sortita personale. Non a caso, quando è stato impiegato nel Vicenza durante la preparazione estiva, Sgrigna ha sempre potuto usufruire sulle corsie esterne di due elementi come i soliti Gavazzi e De Matteo capaci di cantare, come s'usa dire, ma al tempo stesso di portare la croce.

Al di là delle valutazioni in proiezione, teniamoci stretta per ora l'immagine di un Vicenza dagli stimoli già bene evidenziati. Rispetto alla passata stagione la squadra appare più matura e meglio in grado di interpretare i dettami di Maran. Nel corso della stagione sarà necessario, fisiologicamente, cambiare spesso modulo. Ma è un esercizio, questo, che non dovrebbe trovare il Vicenza impreparato.

 

nr. 32 anno XV dell'11 settembre 2010

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