NR. 44 anno XVI DEL 24 DICEMBRE 2011
la domenica di vicenza
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Emilio Vedova Scultore

Fondazione Emilio e Annabianca Vedova
Venezia-Zattere, 50
Orario: 10.30 – 18.00. Chiuso il martedì
Fino al 19 settembre 2010

di Maria Lucia Ferraguti

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Emilio Vedova Scultore

Entra nello spazio bianco dello studio di Emilio Vedova la chiara luce veneziana delle Zattere. È il tempo espositivo delle sculture, che la luminosità pone in risalto, ne concorda l'unità con la pittura, che è per Vedova il luogo del gesto, fin da quando giovanissimo, nel 1933, riporta l'inquieto spazio barocco veneziano in mobilità di segni. Quindi negli anni Quaranta trasferisce l'irrequieta grafia con il pennello nel trasporto di un gesto e di un segno sempre diverso che, più avanti, negli anni Sessanta esprime liberamente nelle tele un'energia emotiva legata, di tipo informale, coinvolgendo l'ambiente, la sua architettura, prende forma nella scultura, aderisce alla musica e al teatro. Vedova fonde le due anime di pittore e scultore quando colloca al soffitto il dipinto Europa '50 (1949-1950) a Palazzo Zacheta a Varsavia, dilatando l'energia dell'opera nello spazio oltre i suoi confini, quando afferma: «Ogni epoca evidentemente ha specifiche caratteristiche e la nostra, per molteplici dati, mi pare caratterizzata, da un non-misurabile, dallo scadere di tutti gli "a priori" classici, da una perenne mobilità: il contrario del concetto puro, della mora costituita, della legge inamovibile». Poi seguono, a Venezia, i "teleri a elle" a Palazzo Grassi e quindi trasforma la pittura attraverso la ripresa in Plurimi (1961-1965) di cose ed oggetti, con un nuovo senso della materia, in una visione tale da poter essere articolata, imprevedibile nello spazio per la possibilità "mobile" di un'estensione. Così, come prima aveva sciolto ogni riserva della pittura, attraverso le proiezioni in movimento in collaborazione con Luigi Nono, nell'opera musicale Intolleranza '60 al Teatro La Fenice. L'artista con Plurimi dell'Absurdes Berliner Tagebuch del ‘64 a Berlino rivela la pittura nella duplice rappresentazione delle due superfici di un legno posto nella soluzione del pavimento o del soffitto coperti da una materia cromatica e da incisioni. Varia a Montréal, nel '67 dove lastrine di vetro realizzate dall'artista a Murano sono proiettate in simultanea nello spazio asimmetrico dall'altezza di 16 metri. Negli anni Ottanta rafforza il vigore personale di un cromatico segno libero, e lo scioglie, con il talento della sua personalità nello spazio nei tondi e dischi.

La mostra coincide con l'esposizione dedicata a Louse Bourgeois.

A cura di Germano Celant. Catalogo Skira.

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