NR. 44 anno XVI DEL 24 DICEMBRE 2011
la domenica di vicenza
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C’è ripresa, ma non c’è lavoro

Dati positivi su produzione ed export non sbloccano un mercato del lavoro sempre più asfittico. E non mancano i paradossi: a Vicenza si cercano almeno 2000 operai specializzati. Donazzan: “Non servono ammortizzatori per chi è già morto”

di Paolo Usinabia
kagliostro@hotmail.com

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C’è ripresa, ma non c’è lavoro

I dati sulle ore di cassa integrazione richieste da parte delle imprese (+60% nei primi mesi del 2010 rispetto al 2009) diffusi dall'INPS la scorsa settimana, hanno disorientato chi, grazie ai dati positivi sull'export e la produzione da qualche mese che ci vengono offerti dall'Istat, sperava in un consolidarsi della ripresa su tutti i fronti. In realtà, la ripresa c'è tranne che sul fronte più "umano", quello della forza lavoro. Nella nostra provincia la situazione è quella di un mercato del lavoro bloccato. Le ore di cassa integrazione, ordinaria e straordinaria e le ore di sospensione richieste dalle aziende artigiane non sono peggiori rispetto al 2009, ma la stabilità del dato e la mancanza di nuove assunzioni fa sì che il mondo dei senza lavoro anche a Vicenza diventi una realtà, con qualche distinguo rispetto alle altre parti d'Italia...


Copiello (CISL): "Finora gli immigrati sono stati un ammortizzatore sociale"

Per Luigi Copiello, segretario provinciale della CISL si sta viaggiando a due velocità. «Mentre un anno fa il segno meno c'era dappertutto, ora in termini di produzione ci sono segni positivi e negativi. Diciamo che navigano in buone acque quelli che, dico io, vendono dalla Turchia in là, fino alla Cina. La Germania sta vivendo un boom dato dalle esportazioni. Noi Veneti siamo buoni vicini. Le imprese che hanno reti commerciali presenza nel BRIC sono quelle che hanno le migliori performances. In questo senso posso portare l'esempio della Telwin di Villaverla, azienda che è rientrata da un piano di mobilità ad uno di flessibilità positiva, per cui si lavora nove ore al giorno. Questo perché sono leader mondiali del loro settore (saldatrici). Reagisce più facilmente insomma l'impresa che ha in mano la propria rete. Il mercato mondo è ripartito e le aziende che sono lì danno segnali positivi. Le imprese che lavorano per il mercato domestico, intesa come Europa... non danno alcun segno.

Basti citare l'esempio del mercato dell'auto e della moda. In Italia ed Europa non funzionano mentre nel resto del mondo, in Paesi fino a qualche anno fa considerati niente più che esotici, si vende. Come è bloccato in Europa il settore dell'edilizia. Dicono che stia riprendendo l'acquisto delle case, senza specificare che le case sono tante e che si sta vendendo una parte di ciò che è stato costruito in più. Prima che vi sia spinta per nuove costruzioni, di tempo ne passerà.

Ebbene, queste seconde aziende, messe in difficoltà da mercati troppo asfittici sono messe peggio di un anno fa. Se nel 2009 avevano le cassaintegrazioni, dopo un anno i bilanci aziendali sono ancora più in rosso, quindi c'è da attendere una liberazione di forza lavoro nel mercato. Quelle invece che si stanno riprendendo si trovano in una situazione pari o inferiore allo stato pre-crisi per cui non licenziano, ma nemmeno assumono».

Si può quindi parlare di crisi occupazionale?

«Sì, i numeri ci sono, siamo al terzo anno di crisi. Una situazione finora attutita. Se sai che il problema sta passando, si decide di resistere e via... ma in certi settori come edilizia e confezioni, metalmeccanico e legno... si parla di una situazione in cui sono state chiuse le aziende e nessuno ha assunto. Anche dove c'è ripresa dei fatturati non si può parlare di ripresa dell'occupazione».

Potranno esserci ricadute sociali determinati dalla disoccupazione?

«Dico brutalmente che finora l'immigrazione è stata ammortizzatore sociale maggiore. Si tratta di gente che cambia Paese e si sposta senza pensarci, molti non ci sono più, sono tornati a casa o si sono spostati... Si tratta di un "ammortizzatore" di 20 mila o 30 mila posti».

E l'artigianato?

«L'artigianato è in una situazione di una fluidità incredibile. Oggi sono aperto, domani chiudo, oggi sono in cassintegrazione, domani devo riprendere. Vi sono forti differenze fra la cassaintegrazione richiesta ed effettuata...».

Relazioni sindacali. Come sono? A livello nazionale il clima sembra infuocato.

«Il rapporto all'insegna della collaborazione. La fase di maggior conflitto si è avuta in passato, nel 2003, con le delocalizzazioni, quando ti arrivava prima la lettera di licenziamento, poi la cassa integrazione. Ora, insieme, si è fatto ogni sforzo e i risultati lo confermano, per limitare i licenziamenti. Se i dati sono preoccupanti, lo sono molto meno di quello che poteva essere. I mille e più accordi fatti hanno evitato qualche migliaio di licenziamenti a Vicenza. Anni fa le relazioni sindacali erano talmente dure che una crisi come questa avrebbe provocato 10 mila licenziamenti. A settembre del 2008 tutte le imprese piuttosto che chiedere la cassintegrazione immediatamente hanno preferito intervenire sulle ferie. Poi si è proceduto con l'ordinaria, la straordinaria, quella in deroga e i contratti di solidarietà».

Che c'è da aspettarsi?

«Per Natale credo che centinaia, forse un migliaio di persone perderanno il posto... si tratta di aziende che da tre anni lavorano a metà ritmo e non possono far fronte al costo del lavoro, alle strutture, alle reti commerciali, alle macchine ferme. Qualche grossa azienda è in questa situazione. Chiudendo vorrei far notare una cosa. Una cosa che mi fa innervosire soprattutto in questi periodi. Se è vero che centinaia, forse migliaia di posti sono a rischio, è anche vero che nel mercato c'è una grande offerta di posti per operaio specializzato o perito tecnico che non si trovano. Serve un'azione concertata fra sindacati e imprese con le associazioni di categoria per trovare una soluzione e creare occasioni formative certe. Si tratta di 2-3000 posti disponibili!».

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