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“Artista di grande raffinatezza e qualità, non ancora noto come il suo valore meriterebbe, Vincenzo Balena risalta per la capacità di essere al tempo stesso densissimo e lieve. Nelle sue sculture dimostra infatti una sensibilità acuta, che gli consente di realizzare sognanti forme aeree pur prelevando dalla fisica opacità della materia”. Così scrive il poeta Maurizio Cuchi nel motivare la scelta del nome di Vincenzo Balena per la sua presenza alla Biennale di Venezia al Padiglione Italia presso le Corderie dell'Arsenale, durante la 54a edizione conclusasi nel novembre scorso. Attraverso la voce del poeta è possibile intendere l’attitudine di Balena di imbrigliare la lievità di fili di rame, strutture finissime di ferro
, alla condizione della materia, per fondere nell’opera l’aspirazione al volo di tronchi e cortecce, di vivere l’ebbrezza, finalmente libere, prive da ogni peso. Così Balena sceglie scorze d’albero lavorate dal tempo e vinte dall’aggressività delle intemperie per trattarle simili a forme animate da un respiro vitale, rinnovate da sottili fili di metallo, simili a fluide correnti ascensionali, giochi d’aria divaganti, tutte impreziosite da slanci ed improvvisi arresti. Forme imperfette sospese, rinunciano alla precedente esistenza per vivere da figure l’esperienza dello spazio. Da presenze individuali fragili hanno movenze trasmesse da flessuosità per logorii di spessori, grazie ed ammiccamenti di portamento per le consunzioni del passato le sculture vivono per l’idea di Balena di esistere in vibrante dialettica con l’atmosfera. Una poetica che attraversa l’intero percorso per segnare con silenzi, suggestioni visive, memorie ancestrali la metamorfosi del rinnovo.
nr. 04 anno XVII del 4 febbraio 2012