NR. 04 anno XIX DEL 2 FEBBRAIO 2013
la domenica di vicenza
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Brenta. Chi ha tolto il tappo?

La portata del fiume è calata di oltre il 60 per cento, è uno dei dati più eloquenti sul rischio siccità che investe anche il Bassanese. Situazione già particolarmente critica per i pozzi artesiani

di Gianni Celi

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Brenta. Chi ha tolto il tappo?

Parlavamo degli asparagi la settimana scorsa e dei problemi che la coltura sta attraversando con questa eccezionale siccità, ma sono molte altre le coltivazioni che si troveranno a soffrire la mancanza d’acqua nel periodo in cui vi è una maggiore necessità di questo elemento. Non è però solo questo il settore in crisi perché, ogni giorno che passa, cresce la preoccupazione per l’acqua che sgorga dai rubinetti delle famiglie. La falda si sta abbassando pericolosamente e le sorgenti in quota presentano portate molto basse rispetto alla media stagionale, anche per la mancanza di eventi meteorici nevosi. Da ottobre a gennaio c’è stata una carenza di precipitazioni nevose, nelle quote dai 1200 ai 1600 metri, pari al settanta per cento.

Brenta. Chi ha tolto il tappo? (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Il Brenta da tempo immemorabile non presentava una portata così bassa, al punto che in più parti lo si può attraversare da riva a riva camminando comodamente. Già c’era stato un azzeramento del corso d’acqua, dal Ponte nuovo fino a Frivola, il 14 dicembre scorso, con la morte di cavedani, trote marmorate e temoli e la distruzione di migliaia di uova depositate per la riproduzione, a causa di un problema tecnico a monte, partito dalla centrale idroelettrica Cavilla di Cismon, ma adesso è l’assenza troppo prolungata di precipitazioni a combinare guai per la fauna ittica del fiume. La portata del Brenta, negli ultimi tre mesi del 2011, è diminuita del 66,4 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e, da allora, la situazione non è certo migliorata, anzi. Dall’inizio dell’anno le riserve idriche del fiume sono inferiori del dieci per cento rispetto alla media. Il livello del Brenta, nella stazione idrometrica di Barzizza, poco più a nord del Ponte vecchio, ha segnato nelle tre giornate di lunedì, martedì e mercoledì di questa settimana, poco più di mezzo metro d’acqua. È un posto questo dove, solitamente, la portata è di gran lunga superiore perché gode dell’apporto del canale idroelettrico Mignano.

Tornando all’acqua per uso domestico va sottolineata la preoccupazione di Etra, la multiutility che gestisce il servizio idrico integrato per 73 Comuni nelle province di Padova, Vicenza e Treviso. È sì un’area ricca di acqua, sia per le molte falde presenti nel sottosuolo, sia per la conformazione montuosa del territorio, ma quest’anno pare di tornare ai periodi siccitosi del 1976 e del 2003. Non è soltanto un problema di precipitazioni che non arrivano dal cielo, ma di una mancanza altrettanto eccezionale di neve in alta quota. La stagione sciistica è stata disastrosa sull’Altopiano di Asiago e anche sul Grappa la neve ha ammantato ben poco, e con uno strato risibile, i versanti più alti.

La situazione è così preoccupante che, nella centrale idrica di Oliero, che, dagli anni settanta, pompa l’acqua per servire le popolazioni dell’Altopiano dei Sette Comuni, è stato necessario installare un’elettropompa e una pompa di emergenza a causa della diminuzione del livello e della portata della sorgente. Un provvedimento adottato una volta sola negli ultimi 40 anni!

Spiega Stefano Svegliado, presidente del Consiglio di gestione di Etra: «Nelle aree montane del Bassanese, in Valsugana, stiamo registrando l’abbassamento dei livelli della sorgente Fontanazzi e quindi una minore portata d’acqua. Cosa che dobbiamo compensare in pianura con l’utilizzo di pozzi che pescano nelle falde. La conseguenza è che queste sono passate dai dodici metri di battente sopra la pompa ai quattro attuali. Nella zona di Romano d'Ezzelino i pozzi sono vicini allo spegnimento per il minimo livello, mentre a Marostica tutte le piccole sorgenti sono ormai quasi in secca e abbiamo dovuto ricaricare un serbatoio con le autobotti. Anche in pianura, sempre nel Bassanese, registriamo un abbassamento notevole di tutte le falde da cui pescano i pozzi, fino a dieci metri in meno rispetto a un anno fa. Ci preoccupano in particolare i pozzi di Pianezze, Mason Vicentino e Rosà. Per quanto riguarda il Cittadellese, nessun allarme per la centrale San Pietro in Gu, dove i due pozzi freatici pescano da una falda che non si trova in sofferenza. Si è abbassata di tre metri rispetto al 2011, invece, la falda della centrale di San Martino di Lupari, di due quella della centrale di Fontaniva. Cali registrati anche per le falde nella zona di Rubano e di Vigonza, area quest’ultima dove si registrano misure inferiori di un metro e mezzo-due metri».

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