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E anche Bassano avrà la sua De.Co.? È l’auspicio della Pro Bassano che, proprio nei giorni scorsi ha rinnovato il direttivo. A parlarne è stato il presidente uscente (subito riconfermato), Renzo Stevan, nel corso dell’assemblea degli associati (più di mille) al termine dell’approvazione dei bilanci consuntivo e di previsione. Nel corso dell’assemblea, fra i tanti programmi in scadenza, ha ricordato la manifestazione dei “Giardini a Bassano” che tanto successo e tanta ammirazione ha riscosso lo scorso anno quando il tema s’era incentrato sui 150 anni dell’unità d’Italia. Quest’anno invece saranno i colori del mondo a farla da padrone con un caleidoscopio di proposte e di scorci rubati ai più bei giardini del pianeta. Il presidente della Pro Bassano ha anche annunciato ufficialmente l’addio alla rassegna dei fuochi d’artificio che, tradizionalmente, veniva collocata in ottobre. Una serie di problemi, dalle polveri e dalle carte usate per i botti che andavano a finire negli orti e nei terrazzi dei residenti del quartiere Margnan, ai rumori eccessivi per gli animali, dal costo troppo elevato (circa trentamila euro) dell’iniziativa e dalla scarsa risposta degli esercenti, ha costretto la Pro Bassano a cancellare questo appuntamento. «Siamo però a disposizione di commercianti ed associazioni che vogliano portare avanti questo concorso – ha sottolineato Stevan – A chi si dovesse accollare tale onere mettiamo volentieri a frutto la nostra pluridecennale esperienza».
Tornando ai prodotti De.Co. cerchiamo prima di far capire di che si tratti. Sono i frutti della terra, o della lavorazione dell’uomo, tipici di un singolo Comune: da qui il termine De.Co. e cioè a denominazione comunale, sulla falsariga dei vari Doc, Dop, Igp, Docg e quant’altro la Comunità europea ha individuato per evidenziare prodotti di pregio che qualifichino un ben preciso territorio.
«Anche Bassano ha le sue peculiarità – ha affermato l’architetto Stevan – e noi vogliamo evidenziarle favorendone la conoscenza e la coltivazione. Parlo ad esempio del broccolo di Bassano o della cipolla di Bassano, tanto per citare due ortaggi di pregio. Ma ve ne sono altri che meritano particolare attenzione. Sarà nostro compito coinvolgere in questa iniziativa l’Amministrazione comunale perché ratifichi una delibera, o di Giunta o consiliare, attraverso la quale siano ben individuati dei prodotti a “Denominazione comunale”».
«Sarà una commissione di esperti – ha aggiunto Stevan – a cominciare dai docenti dell’Istituto agrario “Parolini” della nostra città, a predisporre un registro nel quale inserire gli ortaggi presenti nel territorio cittadino degni di un riconoscimento ufficiale da parte delle istituzioni».
In provincia di Vicenza sono già 33 i Comuni i quali possono vantare dei prodotti De.Co., e la lista delle proposte che presentano è quanto mai vasta. Si va, giusto per citarne alcuni, dal radicchio rosso di Asigliano ai fagioli di Posina, dalle patate di Rotzo e di Trissino, al sedano di Rubbio, dai piselli di Lumignano, alle carote bianche di Monticello Conte Otto. Quanto alla frutta ricordiamo i fichi di Creazzo, le mele e le pere di Lusiana, i marroni e le noci di Lugo. Vasta la carrellata dei formaggi (la Verlata di Villaverla, el formaio in pignato di Caltrano, oltre a quelli di Altissimo e di Lonigo); delle carni e degli insaccati (la soppressa di Valli del Pasubio, la bondola di Torrebelvicino, la cincionela co’ la rava di Chiampo); dei pesci (le trote di Altissimo e di Cresole); dei cereali (il riso di Grumolo delle Abbadesse e di Bagnolo di Lonigo, il mais di Marano e di Isola Vicentina); dei vini (il clinto di Villaverla e l’Ascledum di Schio). Sono contemplati, nei prodotti a denominazione comunale, anche quelli lavorati, come la composta di Montorso, la mostarda di Montecchio Maggiore e il mandorlato di Lonigo. E per finire ecco anche tre piatti tipici: gnochi co ‘a fioreta di Recoaro, patona di Tonezza e bucatini alla lughese di Lugo vicentino.
Ma quali potrebbero essere i prodotti De.Co. del Comune di Bassano? A spiegarcelo è l’ex preside dell’istituto agrario “Alberto Parolini”, prof. Massimo Caneva. «Sono due i principali ortaggi che meritano un riconoscimento del genere – ci spiega – e cioè il broccolo e la cipolla rossa. Quanto al broccolo sono stato il primo a far redigere una scheda di questo pregiato frutto della nostra terra».
Il broccolo bassanese, a differenza del fiolaro di Creazzo, è più un cavolfiore e, come spiega la scheda redatta dall’Istituto agrario “Alberto Parolini”, “il cavolo broccolo (Brassica oleracea varietà botrytis L.) appartiene alla famiglia delle Brassicaceae dal tipico fiore a quattro petali disposti a croce. Originario dell'Europa, è coltivato da tempo immemorabile; lo cita anche Catone il Vecchio riconoscendogli proprietà medicamentose. Il broccolo possiede importanti caratteristiche antimutagene e anticancerogene, visto l'elevato contenuto di sostanze antiossidanti. Dal punto di vista nutritivo, è uno degli ortaggi più ricchi di sali minerali e delle vitamine A e C (il triplo di quella delle arance”.
E parliamo ora della cipolla rossa che, come spiega, sempre, la scheda del “Parolini”, è stata “coltivata nel nostro territorio sin dal 1500 e la sua diffusione è stata notevole fino agli anni ‘50 del secolo scorso In seguito, si è assistito ad un progressivo disinteresse verso questa varietà, soppiantata dalla cipolla bianca bassanese, più produttiva, di taglia maggiore e più richiesta dai consumatori. Fortunatamente il suo patrimonio genetico è stato salvaguardato dalla passione di Ennio Zonta, un noto orticoltore bassanese, che si è sempre dedicato alla sua produzione. Oggi questa varietà di cipolla non ha grande diffusione commerciale ed un consumo di nicchia molto ristretto. Rispetto ad altre cipolle, ha un minor contenuto in alliina, una sostanza che al taglio reagisce con lo zolfo formando i particolari principi lacrimatori che caratterizzano quest’ortaggio, e di conseguenza, non pizzica e si presta molto bene ad essere consumata cruda sia da sola che in insalate miste. Le sue caratteristiche organolettiche la rendono interessante per i più vari impieghi in cucina e, infatti, può essere mangiata lessa, impanata e fritta e, se raccolta in anticipo, anche sott’olio”.
«Ci sarebbero poi altri due prodotti interessanti – aggiunge il prof. Caneva – vale a dire i marroni di Valrovina ed il radicchio di Bassano. Quanto ai primi la produzione s’è assottigliata molto rispetto al passato, ma anche per il radicchio non c’è una presenza significativa».
Se la proposta lanciata dalla Pro Bassano andrà a buon fine, sarà l’apposita commissione a stabilire quali e quanti potranno essere i prodotti tipici, presenti nel territorio comunale, i quali possano ambire ad ottenere un riconoscimento di pregio. «Ci auguriamo che entro l’anno si possa arrivare ad avere un registro con le peculiarità più significative di questa generosa terra bassanese, oltre al nobile asparago Doc», afferma l’architetto Stevan.
nr. 13 anno XVII del 7 aprile 2012