NR. 04 anno XIX DEL 2 FEBBRAIO 2013
la domenica di vicenza
google
  • Newsletter Iscriviti!
 
 

C’è urgenza di democrazia

di Italo Francesco Baldo

facebookStampa la pagina invia la pagina

C’è urgenza di democrazia

Quando la norma dell’attività politica venga riposta nella ricerca del benessere, la democrazia degenera in una sorta di anarchia degli egoismi.

 (Augusto Del Noce)

 

 

 

 

 

La democrazia è per la Repubblica Italiana il modo con cui essa ha stabilito di governarsi. Infatti, solo “ La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale”, recita l’articolo 139. Pertanto il Parlamento in seduta di revisione della Costituzione stessa potrebbe cambiare il modo, ad esempio in aristocratico o in monarchico, dove questi due ultimi sono possibilità buone di gestire uno Stato, come hanno teorizzato sia Platone sia Aristotele fin dall’antichità. Lo Stato Italiano, nato dapprima come Regno con una Costituzione concessa e poi come Repubblica ha ancora da portare a pieno sviluppo proprio la democrazia, che non appare sempre ben accettata e soprattutto ben gestita.

La democrazia è modo di governare antichissimo, nato in Grecia e in particolare si è sviluppato in Atene, esso aveva un altro nome, quello di “politia”, ossia di politica, perché indicava che molti governavano e nessuno aveva la supremazia diretta. Non a caso il termine “democrazia” come la “oclocrazia” indicavano modi degenerati della gestione politica. Infatti, quando governava “il popolo” (demos) che allora era solo una parte della città (polis) o le decisioni erano prese dalla massa, senza il contributo fattivo delle altre parti, allora si parlava di una degenerazione. Ben noto è il dialogo pseudo platonico Contro la democrazia, pubblicato ds Sellerio suscitò vivace diatriba, tanto che il titolo fu cambiato, Ma torniamo sui nostri passi. Nell’antichità la politica apparteneva alla dimensione etica, ricordo per inciso che la sua separazione proprio dalla morale è avvenuta a partire da una certa lettura di Machiavelli, tanto che essa doveva ricercare il bene comune. Afferma, infatti, Aristotele nell’Etica Nicomachea la politica “ determina quali scienze sono necessarie nella città e quali, e fino a che punto, ciascun cittadino deve apprenderle” La politica intesa come modo di governare è estremamente positiva per lo Stagirita, dacché coinvolge tutti i cittadini e in una relazione che ha un fine preciso e importante. Il filosofo Antonio Rosmini ben affermerà che la ricerca del bene comune, debba tradursi nella vita degli Stati in un’amministrazione, soprattutto di giustizia, come bene civile. La politica intesa come “arte del governare”, come oggi comunemente la si intende è “scienza regia” per Platone, ma solo una parte della politica per Aristotele. Sarà quest’ultimo modo che Machiavelli accentuò con un crudo realismo, afferma Nicola Abbagnano e ha fatto intendere, anche oggi che la politica sia il terreno delle guerre non dichiarate, un po’ come la diplomazia, e soprattutto essa riguardi “il principe” ovvero i “principi” nella cui volontà di dominio risiede il solo valore della politica.

C’è urgenza di democrazia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Quella che oggi chiamiamo “democrazia”, da quanto il termine “popolo” non indicò solo una parte degli abitanti dello Stato, ma tutti, non ebbe grande fortuna nell’antichità, anche se per diversi secoli essa governò, in modi alquanto diversi dagli attuali, la Repubblica Romana, che sopravvisse nelle sue istituzioni anche quando il capo dell’esercito, ossia l’imperator, divenne il vero garante dello Stato, cui che dava allo Stato Romano quella “sicurezza” che appariva necessaria. Da ricordare che proprio la Repubblica Romana prevedeva l’istituzione di “un dittatore” per un tempo limitato, (sei mesi) e con un potere quasi illimitato. Questa figura politica, cui si ricorse, era prevista per le emergenze e non per gli affari ordinari. Della democrazia antica poco sopravvisse nei cosiddetti “secoli bui”, ossia tra il settimo e l’undicesimo secolo dell’era cristiana. È vero che nell’ambito della Chiesa cristiana si eleggevano i vescovi e i papi e la dimensione della fratellanza prevaleva, ma non si può paragonare ciò ad una democrazia politica, dato che la Chiesa non ha dimensione politica, anche se qualche obiettore potrebbe affermare che la Chiesa si è occupata di politica o addirittura che essa è solo una manifestazione “politica”, ma questo appartiene a quella visione, nata nel 1848 a Londra, dove “tutto è politica” e qui sorge il necessario dubbio se anche l’amoreggiare sia un fatto politico per non parlare di altro!

Nel mondo medioevale il Sacro Impero Romano era solo un’amministrazione delle parti per un fine comune. La Dieta eleggeva l’imperatore che era l’administrator rei publicae christianae e egli stesso a seconda dei territori doveva pure assoggettarsi ai vari “parlamenti” locali. Se ne doleva Carlo V, che vedeva in essi spesso un freno che non una capacità di governo. Sorsero anche i Comuni, particolarmente in Italia, ma anche nelle Fiandre, in Germania come città libere. I loro ordinamenti furono democratici, in quanto il parlamento o arengo erano le sedi decisionali, maschili perché gli angeli del focolare non erano considerati soggetti politici, ma spesso soggetti politici erano solo “i capifamiglia”.

Negli Statuti comunali, si leggano anche quelli vicentini la politica era sempre un’arte del governo e la forma democratica era intesa in senso morale come “plures ad bonum”. Una formula che indica che l’attività politica ha come fine il bene, non il dominio, né il comando fine al vantaggio di chi lo detiene. Un’espressione, che, a mio avviso, dovrebbe esser sempre tenuta presente, ma…

Nemmeno la forma democratica dei Comuni e delle Città libere sopravvisse, in Germania ebbe nelle città libere qualche continuità, ma la politica intesa come prospettiva democratica tornò nel mondo occidentale solo con la Rivoluzione americana, cui tanto dobbiamo, ma poco consideriamo. Il nuovo stato federale ebbe come matrice proprio la democrazia e con essa impostò il suo modo di governare. Non a caso proprio la Costituzione degli USA è la più antica oggi vigente, pur con diversi emendamenti, che però non ne intaccano la sostanza originale.

In Europa sarà la Rivoluzione Francese a indicare nella democrazia la nuova frontiera della politica. Sappiamo bene quanto durò, ben presto il Terrore, che dicevasi democratico solo perché tagliava le teste di coloro che erano nati nobili e non avevano i denari per corrompere i funzionari e salvare o tentare di salvare la pelle, poi Il Direttori, un comitato di affari più che di governo, che divenne ben presto “napoleonico e imperiale. Ma il seme della democrazia contemporanea era comunque gettato e fruttificò, con difficoltà. Accettato dai sovrani a fatica, spesso nella prima metà dell’Ottocento, combattuto. La democrazia fu sinonimo di rivoluzione e il socialismo, sia quello francese e inglese precedente a Marx e poi Marx stesso affermarono solo se stessi “democratici” e solo la loro visione della politica come arte del dominio e del governo l’unica vera democrazia, mai matura fino a quando non fosse stata imposta e lo fu e sappiamo bene con quanti milioni di morti e quanta miseria dei popoli, anche se contribuì al progresso economico degli stati dove fu “padrone”.

C’è urgenza di democrazia (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Accanto alla visione democratica del comunismo a partire dal 1848, era nata quella liberals che ebbe nel visconte Alexis H.C. de Clérel de Tocqueville (1805-.1859) la sua grande teorizzazione. Nell’opera La democrazia in America, pubblicata tra il 1835 e il 1840 il pensatore elencò i principi di una democrazia che non si fo0ndava, come quella cui si contrappose, sulla dimensione economica, ma su quella giuridica. In uno Stato vi deve essere lì’eguaglianza di diritto e tutti i cittadini ne sono assoggettati senza distinzioni. La società non ha dimensione rigida nelle classi, ma gli individui pur diseguali debbono essere ritenuti giuridicamente4 uguali e uguali saranno le opportunità. Il federalismo e non il centralismo, anche se democratico, è più vicino ai cittadini. Lo Stato non accetta la sfera religiosa, Tocqueville afferma che la religione aiuta i cittadini al rispetto reciproco e garantisce i costumi, stimola con precetti le istituzioni, ma non ha potere. Una visione giuridica della democrazia, che negli USA aveva ancora residui di tipo aristocratico nel sud, ma che alla fine si impose.

Non fu così nell’Europa continentale, l’Inghilterra è una monarchia democratica sui generis, che dopo la sanguinosa prima guerra mondiale, accettò una visione democratica diffusa, seppur da considerarsi per ogni Stato. Lo Stato Italiano non la cambiò, anche quando il re chiamò Mussolini a ricoprire la carica di primo ministro che ricevette pure la fiducia del Parlamento. Si trattò inizialmente di mettere a posto lo Stato e superare la fase di tensione verso il comunismo, contro cui il fascismo si diresse direttamente, ricevendo dai nemici pari risposte. Si era intanto imposta la democrazia che si chiamerà “popolare” dal 1917 per distinguerla da quella “borghese”, che doveva essere distrutta. Il sogno di Lenin, Trotsky e Stalin con il contorno italiano di Gramsci, Togliatti, Bordiga e diversi socialisti cui però non diede il proprio assenso G. Matteotti, si realizzò nelle Costituzioni del 1918, del 1936, del 1947 e del 1977, ma sappiamo bene che risultato democratico ebbero. Per fortuna che la storia quando dichiara morta una forma politica, ben difficilmente la resuscita.

L’Europa continentale non ebbe fortuna con quella che viene considerata la migliore Costituzione democratica, quella della repubblica di Weimar, che non maturò certo una società democratica in Germania, ma un’altra prospettiva, quella del nazionalsocialismo, che in opposizione sia alla Costituzione sia al comunismo finì con l’imporsi, dando luogo a quel totalitarismo che è stato compiutamente analizzato da Hanna Arendt. La filosofa con il suo saggio Le origini del totalitarismo ben indica quale pericolo corra la democrazia moderna, perché il totalitarismo di cui non è certo immune il comunismo, elimina gli oppositori culturali e politici, trasforma tutti i cittadini in un unico “io”, elimina, di fatto, la dimensione della persona e del privato, controlla con la polizia tutta la vita dei cittadini e aspira solo ad un dominio mondiale, superando la visione stessa nazionale.

La democrazia della Gran Bretagna e quella degli Stati Uniti d’America hanno consentito il superamento del totalitarismo della prima metà del secolo scorso. Non dimentichiamo mai che la seconda guerra mondiale, all’insegna del dispregio della democrazia, fu voluta con atto politico-diplomatico dalla Germania e dall’Unione Sovietica.

La fine del secondo conflitto ripropose il tema della democrazia, che fu accettato dalle nazioni sconfitte, ma non in tutta Europa. La spartizione del vecchio continente ebbe due democrazie, quella di marca in qualche modo liberals, e quelle popolari. La cortina di ferro sancì quasi giuridicamente le due visioni di democrazia. Lo Stato Italiano si mosse tra il 1946 e il 1948 in una sua particolare e originale prospettiva costituzionale, nella quale si cercò soprattutto di comporre le diverse prospettive politiche. L’eredità del Comitato Nazionale di liberazione con tutte le sue componenti, in prevalenza il mondo comunista e quello democristiano. Queste due ebbero la direzione che assunse la democrazia Italiana.

 

Fine I parte

 

Italo Francesco Baldo

 

nr. 15 anno XVII del 21 aprile 2012

Guarda l'ultimo TG
Come installare l'app
nel tuo smartphone
o tablet

Guarda il video per
Android    Apple® IOS®
- P.I. 01261960247
Engineered SITEngine by Telemar