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Fin dal primo sguardo nelle foto di Gianfranco Pozzer appare chiaro il significato del titolo della mostra: “Loro…che sanno sorridere”, per la capacità immediata dell’immagine di saper condurre lo sguardo di chi osserva fin all’interno, sulla figura, per
quindi passare al richiamo del paesaggio, all’ambiente di vita. È il saper vedere: quindi scattare unendo l’abilità dell’inquadratura, il risalto del bambino sullo sfondo, la qualità della giusta luce. Uno stile simile ad una sigla se l’obiettivo ferma il dato dell’innocenza di un volto e lo pone a principio dell’attimo da cogliere. È per un’immagine «definita da giochi particolari tra luce e sfuocato che aprono all'immaginifico:
l'emozione “framed” di un momento, colta dall'obiettivo. Da vivere...», spiega l’autore. Si uniscono i bambini delle terre asiatiche ad altri trasformati in protagonisti di spazi ampissimi, a stimolare lo sguardo nella ricerca dell’orizzonte, alle luci chiari dei grandi spazi. Alcuni sono già impegnati nel lavoro nei campi, in abiti colorati privi quasi del tutto del richiamo con antichi costumi, altri su somari, allegri e forti; altri ancora sono fissati tra l’ombra e la luce degli interni. Si possono tutti unire nello stupore e nel sorriso, tra piccoli ripresi nelle oasi egizie, ai bambini uzbeki, quindi ai giocosi greci e all’intento bimbo turco.
Coordinatore e curatore della Mostra: Pietro Buia.