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Appare una scelta particolare quando l’interesse dello studio d’arte Valmore si rivolge all’arte latino-americana. La Galleria ha del resto una solida esperienza nel proporre opere di artisti aderenti a correnti in stretto legame con l’indirizzo espositivo della galleria. L’attenzione attuale espositiva recupera artisti degli anni ’60 in corrispondenza all’indirizzo di Valmore di dare visibilità alla creatività dello spazialismo, all’arte programmata ed ottica, cinetica e al movimento Madì. Un esercizio anche di memoria se si pensa di porre in risalto l’originalità di nomi associati non per poetica o per inclinazione di stile bensì per nascita in America Latina o per formazione artistica, uniti nell’impegno di seguire, con attenzione e continuità, tutto ciò che accadeva in campo artistico europeo. Una volta in Europa e per lo più a Parigi, rimaneva in loro particolarmente vivo l’orgoglio dell’appartenenza ad un’identità culturale distinta ed appassionata. Li distingue inoltre la tensione creativa per l’arte astratta, l’unica per il suo linguaggio ad essere condivisa in paesi sottoposti a regimi autoritari. Scrive Mario Sartor in “Arte LatinoAmericana Contemporanea dal 1825 ai giorni nostri - ed. Jaca Book”: …l’arte latinoamericana si è talora munita di una strumentazione condivisa con l’Europa o, più tardi, con gli Stati Uniti; ma vi è stata sempre una vivacità creativa e un’adesione profonda al proprio mondo, in cui si sono sedimentate stratificazioni culturali che vanno dall’epoca precolombiana a quella coloniale, a quella repubblicana e contemporanea. Non poca importanza hanno avuto le migrazioni ottocentesche e quelle recenti, del XX secolo. L’emergere di radici profonde e l’accoglimento di nuove istanze e nuove problematiche hanno contribuito al suo divenire. Vi appartengono gli argentini Antonio Asis, Ary Brizzi, Federico Brook, Marta Botho, Hugo Demarco. Con la stessa inclinazione entra tra gli artisti latini il nome di Lucio Fontana, con il taglio della tela, le sperimentazioni ottico-cinetiche di Horacio Garcia Rossi, quindi Julio Le Parc ed Eduardo Mc Entyre. Dal Paraguay s’inserisce Careaga, mentre il fondatore del Madì Carmelo Arden Quin, che adotta per la tela forme poligonali e Bolivar più “ classicista” del Madì provengono dall’Uruguay e Carlos Cruz Diez con Jesus Raphael Soto dal Venezuela.
foto in alto- Julio Le Parc, Serie 58-1, 1974, acrilico su tela, 100 x 100 cm
foto al centro- Enrique Careaga, Transformación Espacio-Temporal REN 8, 2007, acrilico su tela, 100 x 78 cm
foto in basso - Eduardo Mc Entyre, En diagonal, 1996, acrilico su tela, 95 x 95 cm