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Si può comprendere lo spirito sempre fresco di energia creativa di Marco Chiurato in uno spazio davvero particolare come l’Atelier di Cleto Munari. Chiurato ha allestito nell’invitante studio d’arte alcune installazioni recenti, che rendono nella selezione dei lavori il senso di trasmissione delle idee, l’intensità degli slanci, la prorompente creatività pur nella contenuta selezione del suo lavoro. È nota la sua capacità di evolvere l’idea in opera e di saper coinvolgere il pubblico fino a renderlo protagonista, sottraendolo alla contemplazione, per condurlo all’intento più profondo nell’arrivare all’inatteso senso del lavoro. Così accade per “Suicidio”, coinvolgente nell’intenzione di indurre lo spettatore a scomporre una maglia realizzata con una corda fino a portare la confezione a svelare il suo messaggio nella presenza finale di un cappio. Ecco poi un alberino e un motore da attivare con attenzione nell’intento di sottrarre l’albero al taglio, per il rischio di ferirsi. E inoltre convive nello spazio l’opera “ J kill you”: una bacheca dove l’artista assembla scritte, animaletti, oggettini, ricordi vissuti nel momento della malattia come flash visivi nel richiamo all’’infanzia. La pulsione di chi partecipa può risolversi con l’azione su di un piccolo compressore sempre in moto, pensato come un battito cardiaco, con l’azione dello spettatore nel far esplodere l’opera e porre così fine alla pena. Chiurato ha dato voce alla relazione dell’uomo con la vita attraverso la sofferenza e la partecipazione e sono queste opere a darne, con riferimenti precisi, il senso. Marco Chiurato, dopo il diploma di maestro d’arte- Istituto “G. Fabris” –Nove- lavora come pasticciere nel noto laboratorio di famiglia a Marostica. Incontra come maestro Gianni Bertacco, che alimenterà lo slancio verso il mondo artistico. Lo rivela già in “linea 79” (2003) dove dimostra la capacità di plasmare in forme d’arte le emozioni umane.