NR. 04 anno XIX DEL 2 FEBBRAIO 2013
la domenica di vicenza
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Una giornata per i martiri dimenticati… quelli del comunismo: 80 milioni di persone di Italo Francesco Baldo

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Una giornata per i martiri dimenticati… quelli del

La storia, affermava Cicerone è “vita della memoria”, perché l’uomo non solo ricorda, ma sa anche il “perché” ricorda. Dopo avvenimenti tragici, dopo le guerre, dopo gli olocausti, gli eccidi o anche dopo un singolo assassinio, vi è l’esigenza di tramandare ai posteri l’accaduto, affinché se ne tragga quella lezione di cui solo la storia è capace. La stessa tomba che “A egregie cose il forte animo accendono /l'urne de' forti, o Pindemonte; e bella/ e santa fanno al peregrin la terra/ che le ricetta.” Non sempre è possibile la tomba, ecco allora il monumento, la targa a ricordare ed infine quando l’avvenimento è stato così grande da turbare l’umanità, ecco le giornate della memoria, quelle che invitano tutti i riflettere e n meditare su quali conseguenze può avere la disumanità di certe impostazioni. Dal corredo genetico di una religione, di una politica, di un desiderio di impossessarsi dei territori o delle ricchezze di altri popoli (Spagnoli, Olandesi, Inglesi, ecc.) di un semplice modo di rapportarsi ali altri uomini possiamo comprendere quali possano essere le conseguenze. Purtroppo questa analisi, che va alla radice di una religione, di una politica non è spesso compiuta, anzi! Là dove fondatori di movimenti esprimono la loro visione della vita, là possiamo intendere quello che prospettano. Questo però è spesso oscurato da altre parole, quelle che tendono a rendere accetta quella visione nella quale si cerca di coinvolgere il maggior numero di persone. Esistono poi ben più terribili modi, quelli che non dipendono nemmeno da una visione del mondo, ma più semplicemente dalla convenienza. Il XX secolo ha visto più di ogni altra epoca svilupparsi e dominare queste visioni che si possono riassumere in un’unica parola, quella del totalitarismo, cui si è aggiunto quello che si intendeva come vantaggio politico. Il genocidio, non ancora da tutti riconosciuto, degli Armeni, nel 1914-15 fu perpetrato non per motivi ideologici, ma di convenienza politica ne è stato il primo esempio, ma ben presto la nascita degli ideologici gulag fin dal 1918 con katorga e loro varietà di laboratori, campi di rieducazione, ecc. i gulag si diffusero, dopo il secondo conflitto mondiale anche negli Stati che furono obbligati a seguire il modello del comunismo sovietico e successivamente in Cina, Cuba, Vietnam, Corea, dove, si dice, hanno avuto termine nel 1998, ma si sospetta che in Cina e a Cuba qualcosa del genere esista ancora. A questa modalità di negare la possibilità della diversità di pensiero politico e non solo, perché nei gulag confluirono anche coloro che manifestavano atteggiamenti e modi di vita non ufficialmente riconosciuti. Vi furono poi i massacri dei Kulaki. Così erano chiamati i contadini russi che possedevano, dopo la nazionalizzazione delle grandi proprietà, dei terreni agricoli ed erano classificati tali perché bastava, come dice Nicolas Werth “ l’utilizzo di un operaio agricolo per una parte dell’anno, il possesso di macchine agricole un po’ più perfezionate del semplice aratro, di due cavalli e quattro mucche”. Costoro furono sterminati da Stalin nel nome del comunismo, ma già Lenin non ne aveva “simpatia”. Nel 1932-33 l’Holodomor che uccise contadini ucraini fu sterminato per carestia indotta, in nome dell’affermazione del comunismo. Nessuno ricorda.

Nel mentre in Unione Sovietica si procedeva a questo, ecco nascere e svilupparsi il Lager, il campo di sterminio che in spregio all’umanità considerava gli Ebrei una razza inferiore da sterminare. Bastava leggere fin dal 1924 il libro di Hitler, La mia battaglia, per comprendere quale ne sarebbe stata la prassi politica, se avesse raggiunto il potere, che si conquista sempre e solo con la violenza, come ben sostenevano Marx ed Engels nell’ultimo capoverso del Manifesto del Partito Comunista già nel 1848.

La terribile storia dei campi di concentramento tedeschi, ai quali si associarono anche i loro alleati, dapprima con leggi e alla fine collaborando, resta a futura memoria a segnare come il bene della vita e la dignità dell’uomo non debba mai essere vilipesa. L’eugenetica, la soppressione dei malati, dei disabili, l’illusione di una scienza medica che sperimenta contro l’uomo non possono nemmeno o non dovrebbero nemmeno, essere presi in considerazione. Ma dubito che ciò avvenga, viste le cosiddette nuove frontiere del benessere sociale che passa anche attraverso la possibile soppressione dei bambini nati disabili, ad esempio in Olanda, ma si fa strada anche in altri Stati democratici e civili, sarà?

La fine del secondo conflitto mondiale pose termine ai Lager dove oltre agli Ebrei milioni di zingari, di oppositori, di “diversi” di ogni genere avevano lasciato la propria vita: martirizzati nel corpo e nell’anima. Non cessarono però di esistere i gulag, che non erano quasi conosciuti fino a quando la dissidenza russa, ma siamo già verso la fine degli anni Sessanta del secolo scorso non se ne ebbe precisa notizia.

I massacri in nome e per conto dell’ideologia nazionalsocialista cessarono, ma non cessarono quelli in nome dell’altro totalitarismo, eccidi che avranno in Italia una loro precisa modalità, le foibe, ma anche il tentativo di soppressione di sacerdoti, e di generici oppositori della visione comunista. La Volante rossa “Martiri partigiani” fu un’organizzazione paramilitare attiva a Milano dal 1945 al 1949, si estese fino al Lazio e famosa fu la sua presenza nel Tringolo della morte in Emilia dove assassinò centinaia di cattolici, tra cui molti sacerdoti, rei di essere appunto cattolici e oppositori del totalitarismo comunista. La Volante rossa cessò le sue attività, si dice, nel 1949, i maggiori esponenti furono aiutati a costruirsi una nuova vita nei paesi dell’Est, in particolare la Cecoslovacchia. Contro di loro un processo a Verona nel 1951, Dei 32 imputati ( cinque latitanti), 23 furono condannati, quattro all’ergastolo, Nel 971 il Presidente della Repubblica G. Saragat graziò Eligio Trincheri, condannato all’ergastolo e S. Pertini graziò quelli che erano fuggiti in Cecoslovacchia.

Ma i massacri continuarono nei gulag di tutto il mondo, senza che si ergessero voci contro, anzi. Quando dissidenti sovietici riuscivano a far giungere notizie o quando addirittura “fuggirono” dal paradiso comunista, ecco una campagna denigratoria a tutto tondo anche in Italia per opera del Partito Comunista che fino alla fine non rinunciò mai ad essere “sovietico” nel cuore, mascherandosi da democratico occidentale a partire dal Gorbaciov. I dissidenti come A. Sahcarov, lo scienziato, gli scrittori A.D. Sinjasckij, A., Solzhenitsyn, la giornalista E. Bonner, non erano creduti, m anzi erano considerati nemici del popolo, come pure il ballerino R. Nuriev e tutti o avevano subito o sarebbe stato opportuno che subissero il periodo di rieducazione nei gulag.

Non parliamo poi delle repressioni nei paesi dell’Est, ben evidenti in Polonia, Ungheria, dove gli insorti contro il comunismo furono bollati da “teppisti” da giornale comunista italiano “L’Unità” e un giovane di carriera di origini partenopee affermò che l’URSS in Ungheria porta la pace.

In Italia di ciò non si seppe quasi mai nulla, la propaganda del comunismo nostrano lo vietava, come poco si conobbe degli assassini perpetrati contro gli italiani, come contro il seminarista Rolando Rivi, che fu ammazzato da alcuni partigiani comunisti nel 1945 in odio alla sua fede e all’abito talare che indossava. Il giovanissimo seminarista con circa altri 130 religiosi fu martire di un odio inveterato, che dura anche oggi, mascherato da necessaria critica e da necessario stato laico, solo perché non possono o sono pavidi nell’agire con la violenza, come sarebbe prescritto.

Le vittime dell’ideologia comunista non furono solo gli avversari, perché vi fu anche una ben più sottile “violenza” quella dell’ideologia comunista, che cercava di attirare sia attraverso una ben costruita propaganda, come sempre nelle visioni totalitarie, ma coinvolgendo il mondo intellettuale e finendo con l’affermare che solo da una parte vi è cultura, che solo una parte ragiona e sa dirigere la politica e in fondo in fondo è pure bella, perché sa fare arte, soprattutto cinematografica con i soldi dello Stato. Provate a considerare tutti i film italiani degli ultimi quarant’anni e vedrete come non velata fosse la propaganda, basti ricordare come finisce il film “Bianco, rosso, verdone”.

La gioventù fu coinvolta, il Vietnam e la guerra che gli USA combattevano per la libertà dell’occidente con metodi e prassi che finirono con il dare loro solo “torto”. Ma nel mentre si lottava contro gli USA, si lasciava in ombra quando avveniva in Cambogia con il massacro dei khmer in Cambogia, circa un milione di persone che non intendevano seguire le indicazioni politiche comuniste del governo.

L’elenco è lungo, basti ricordare che Mao Tse Tung tra il 1946 e il 1976, ma le uccisioni dei dissidenti continuano, eliminò tra i 20 e gli 80 milioni di cinesi. La stima anche se si accetta quella minore, è pesantissima, perché furono sterminati contadini, e durante la Rivoluzione culturale semplicemente degli avversari.

Ci sono poi quelli del Vietnam del Nord, poi Vietnam unificato di cui nulla si conosce, poco dei gulag coreani, pochissimo di quelli cubani e del generale disprezzo culturale, ma soprattutto umano con cui sono qualificati tutti coloro, anche in Italia, che non appartengono alla visione paradisiaca del comunismo, che non è cessata nemmeno quando l’impero sovietico si è dissolto. Soprattutto si è fatta quasi o nessuna analisi autocritica, si è semplicemente fatto finta di nulla. I pochi che hanno espresso il loro “rammarico” per le vittime del comunismo, lo hanno fatto sottovoce e mai hanno coinvolto il partito, ben sapendo che vi sono ancora “orgogliosi di essere comunisti” e son passati quasi 23 anni!

La pubblicazione di corposi studi sulle vittime del comunismo, Il libro nero del comunismo, (Milano, Mondadori, 1997) non ha provocato vere ondate di sdegno, come quella giusta e sacrosanta contro l’olocausto. È passato in sordina, molto di più si è detto a proposito dei massacri in Ruanda (1994) e in Bosnia-Erzegovina (1992-1995). Sarà stato pudore? Sarà perché non piace ricordare il male commesso; sarà bene dimenticare? Varie sono le motivazioni e non ultima quella di un non celato, basta verificare quanti partiti comunisti sono attualmente in Italia e nel mondo, desiderio di ritornare o costruire nuovamente quanto progettato ormai 150 anni fa da Marx, Engels, poi da Lenin, Stalin, Gramsci, Togliatti, Longo, Berlinguer, Natta e il rottamatore ma parziale Occhetto.

Forse per vero senso storico, per fare vera memoria di quanto di negativo in nome della politica è stato fatto, sarebbe proprio il caso di istituire a livello mondiale, una giornata della memoria delle vittime del comunismo. Perché se è vero che dopo aver provocato la Seconda guerra mondiale, l’URSS ha aiutato le democrazie occidentali contro il nazionalsocialismo e il fascismo, ma pochino, è anche vero che mai è venuta meno alla sua prospettiva di obbligare anche con la forza e la morte a professare una sola visione.

Se è vero che la definizione delle Nazioni Uniti l’11 dicembre 1946 sul crimine del genocidio, coinvolgeva anche l’URSS, parlava di gruppi politici sterminati, quella definitiva del 9 dicembre 1948 su pressione sovietica, cancello proprio la dizione di “negazione del diritto alla vita di gruppi umani, gruppi razziali, religiosi, politici o altri, che siano stati distrutti in tutto o in parte”.

Una giornata in ricordo anche di queste vittime del totalitarismo comunista, può aiutare come le altre a riflettere sul bene della convivenza democratica, dell’unità del genere umano pur nella sua naturale diversità. Purtroppo a partire dai gruppi di riferimento a quella ideologia non vi sarebbe, lo sappiamo già, adesione, perché darsi “torto” non fa bene politicamente. Altri dovrebbero avere però il coraggio di farlo e soprattutto avere il coraggio dell’umanità e della sua dignità, che piccole ideologie chiuse spesso nei cervelli più che nella ragione, negano, ma sono sempre pronte a cavalcare l’accusa, la denigrazione di coloro che pensano diversamente, gettando così i semi di future negazioni anche della stessa vita di coloro che “non pensano come me”.

Italo Francesco Baldo

 

nr. 22 anno XVII del 9 giugno 2012

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