Croci o delizie? Il 2010 va affrontato con realismo

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Nella foto da sinistra Giancarlo Galan, Luca Zaia e Flavio Tosi

(g. ar.) - Sotto la pressione del periodo che induce ad ottimismi anche troppo scontati subito avvicendati dalle più cupe previsioni, può davvero succedere di tutto. Questa volta -e parliamo naturalmente del ventaglio di idee che si sta aprendo sulle tendenze prevalenti per il prossimo anno, realistiche e meno- abbiamo l'impressione che domini la scena una certa qual prudenza. Non può fare che bene. Il turno dei maghi di Napoli si è esaurito a vantaggio di qualche analisi seria e convincente che dica finalmente come stanno in realtà le cose e chiuda con le concessioni allo spettacolo ad ogni costo? Magari fosse. Ammalati del più freddo realismo, vogliamo crederci. E per questo parliamo dei vari aspetti pensabili dell'anno che sta per entrare in servizio.

ECONOMIA - Se ci fate caso, un anno fa tutti più o meno convinti parlavano di un 2009 come rampa di lancio per il meglio pensabile; la ripresa, sia pure graduale, era lì, bastava saperla vedere e acchiappare con la dovuta rapidità. Dodici mesi dopo ci accorgiamo che di magate napoletane si trattava e che in realtà l'ottimismo dei desideri non pareggia neppure per scherzo un parallelo almeno decente con il realismo. E per fortuna di tutti, proprio alla luce di tutto ciò, ecco che nessuno si arrischia più ad allungare imprudentemente la gamba figurata della previsione a tinte rosa. Ora vi stanno spiegando che il 2010 è destinato probabilmente ad una piccola se non piccolissima inversione di tendenza, ma che in tutti i modi per arrivare a dire che cambia sul serio ce ne passa e ce ne passerà parecchio.

POLITICA - Idem come sopra, con la differenza che su questo terreno ci sono alcune scadenze più che prevedibili e più che leggibili. Prevedibili perché ci sono date precise, come le elezioni regionali. Più che leggibili perché la candidatura del ministro Zaia a presidente del Veneto, più improvabile la promozione di Flavio Tosi perchè si dovrebbe andare ad elezioni anticipate a Verona, rompe una linea di tendenza finora come si sa dominata a senso unico da una sola parte, quella del centrodestra versante forzitaliota. La prospettiva della presidenza leghista del resto non è soltanto una specie di anagramma già svelato nei fatti, un enigma inesistente. È anche la conferma di un cambiamento di sostanza del resto ben radicato -e questo sì, preventivamente, con larghissimo anticipo- che non si è costruito semplicemente sulla legge spartitoria delle compensazioni e degli equilibri dettati dai capi nazionali per tradurre poi tutto in lessico locale, ma che ha trovato carburante su fatti assolutamente concreti. La Lega - e se guardate Vicenza-Provincia l'esempio quanto mai calza- ha fornito dimostrazioni di solidità comportamentale difficilmente contestabile. Quali avrebbero potuto essere gli argomenti da porre alla base di una trattativa in queste condizioni? E di che spessore, se la proposta Galan era ed è quella di una sorta di monarchia assoluta misurata addirittura su un possibile ventennio, anziché il quindicennio già attuato e portato a termine?

AMMINISTRAZIONE - La Provincia di Vicenza ha dimostrato prima con due mandati Dal Lago ora con Attilio Schneck nella stanza dei bottoni, che niente è più efficiente di un'amministrazione efficiente; basterebbe l'esempio della caserma Borghesi data all'Università in uno spazio di tempo (aprile/novembre) che ha racchiuso non politiche di basso conio, ma un cambio di destinazione urbanistica, il reperimento dei finanziamenti, il progetto, tutti i passaggi burocratici anche nell'ambito comunale di Vicenza ed infine i lavori. Da Venezia Massimo Cacciari fa sapere che se vince la Lega nel Veneto sarà quasi impossibile dialogare e trattare per tutti quelli che leghisti non sono. Zaia come ministro dell'agricoltura non ha escluso nessuno, ha parlato con tutti. Schneck nella sua dimensione ha fatto e fa lo stesso. E così ci viene il sospetto peraltro fondato che il filosofo sindaco di Venezia non tenga per niente conto di tante cose e che della realtà vera stia vedendo una copia virtuale, che non esiste. Un film... diverso.



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